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Oratorio del Gonfalone
L'Oratorio del Gonfalone, fu costruito fra il 1544 e il '47 per ospitare i confratelli della Compagnia omonima. La Madonna della Misericordia, protettrice dell 'Arciconfraternita, è in facciata. Nata nel 1264 in S. Maria Maggiore la Compagnia si occupò di riscattare gli schiavi, e di rappresentare la Passione di Cristo nella cappella della Pietà al Colosseo. Nel 1539 Paolo III fu costretto a sospendere l'usanza per la violenza con cui gli spettatori si scagliavano contro i carnefici di Cristo. Gli episodi della Vita e Passione di Cristo sono infatti raffigurati sui lati lunghi e sulla parete della controfacciata. Gli affreschi furono eseguiti tra il 1569 e il '76 da un'equipe di artisti attivi a Roma nella seconda metà del XVI secolo.
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il mese scorso abbiamo parlato di
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Palazzo Falconieri
Il palazzo Falconieri, al numero 1 di Via Giulia, sorge sull'antico palazzo Odescalchi, ivi innalzato nel XVI secolo e conservato integro fino al 1638, quando Orazio Falconieri lo acquistò dai Farnesi che a loro volta lo avevano rilevato nel 1606. Dopo il 1640 Borromini lavorò alla ricostruzione dell'edificio con una nuova ala verso il Tevere, iniziata nel 1646. A conclusione dei lavori, protrattisi fino al 1649, l'edificio risultava ampliato e modificato in più zone. Nella facciata su Via Giulia, Borromini aggiunse tre finestre alle otto preesistenti e realizzò un portone cieco, simmetrico a quello cinquecentesco. Alle estremità del prospetto egli inserì due erme con teste di falco, animale simbolo della famiglia, e seni femminili; delle due una, quella di sinistra fu messa in opera nel 1730-35. Dal 1650 al 1660 furono eseguiti dei lavori inerenti la funzionalità dell'edificio: canalizzazione dell'acqua, costruzione di granai, cucine e giardini. Dal '64 al '69 gli operai della fabbrica si occuparono di finiture e restauri. Tra il 1730 e il 1733 Ferdinando Fuga è documentato come architetto della famiglia Falconieri per la quale lavorò nel palazzetto adiacente all'edificio principale su Via Giulia, ove eseguì alcuni lavori di rifinitura.
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Fontana dell'Acqua Paola in Piazza Trilussa
Il problema dei vagabondi e mendicanti che nel corso del Cinquecento popolavano Roma indusse i pontefici a emanare una serie di bandi per arginare il fenomeno. Gregorio XIII (1572 - 1585) incaricò l'Arciconfraternita dei Pellegrini di fondare a tal proposito un ospizio in San Sisto Vecchio. Nel 1586 Felice Peretti acquistò delle case presso ponte Sisto e incaricò Domenico Fontana, suo architetto di fiducia, di erigere in quel luogo un ospizio per i mendicanti. Esso fu sacrificato durante i lavori di arginatura del Tevere intorno all'anno 1880. Nel 1613 a ridosso della facciata dell'Ospizio, Giovanni Vesanzio e Giovanni Fontana costruirono per volontà di Paolo V la mostra dell'Acqua Paola, monumentale fondale per Via Giulia. Nel 1879 la fontana fu smontata e solo nel 1898 ricostruita dall'altra parte del Tevere a Piazza Trilussa
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Casa dell'università degli orefici in Via di S. Eligio nn. 7 e 8
In Via di S. Eligio ai numeri 7 e 8 prospetta un palazzetto a un solo piano con due porte piuttosto larghe al pianterreno, che immettevano in botteghe probabilmente adibite alla produzione e vendita di oggetti di oreficeria. L'edificio fu costruito a spese dell'Università degli Orefici, come ricordano le due tabelle murate nella facciata adiacente alla chiesa di S. Eligio, patrono dell'arte degli argentieri. La costruzione è una vestigia delle case a schiera costruite nella Via di S. Eligio durante il XV secolo. Le case in condominio ebbero a Roma un'ampia diffusione a partire dalla fine del quattrocento per l'alta densità della popolazione residente nel centro.

Palazzo degli Stabilimenti Spagnoli
La facciata del palazzo al n° 151 di Via Giulia fu eseguita da Antonio Sarti (1797 - 1880). Un'iscrizione inneggia alla munificenza di Elisabetta II, regina di Spagna, e Pio IX. Al di sopra dell'epigrafe è lo stemma castigliano coronato e inquadrato da due angeli. Il progetto dell'edificio che prospetta su Via Giulia risale al 1818, quando l'architetto Gioacchino Marini elaborò una perizia per il complesso che gravitava intorno alla chiesa di S. Maria di Monserrato, eretta sulla via omonima, a fasi alterne, dal 1518 al 1675.
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Carceri Nuove
Attraverso il massiccio portale rastremato che si apre al n° 52 di Via Giulia, si accedeva un tempo alle Carceri Nuove, cosiddette perchè sostituirono i più antichi istituti di pena dislocati a Tor di Nona, Corte Savella e Borgo. L'architetto fu Antonio Del Grande che che eseguì il complesso tra il 1652 e il '55, su commissione di Innocenzo X, ricordato da un'iscrizione che sormonta l'architrave della porta. Alla morte del pontefice (1655) l'edificio non era ancora terminato. Fu Alessandro VII Chigi a concludere i lavori sfruttando gli ambienti per lavare coloro che, scampati alla peste del 1656, erano tenuti in isolamento a S. Pancrazio e a S. Eusebio. L'organizzazione interna del carcere prevedeva un reparto maschile ed uno femminile, nonchè una sezione adibita ai minorenni.
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Collegio Ghislieri
Il Liceo classico "Virgilio" costruito tra il 1936 ed il 1939, trova spazio in un'area già occupata da edifici antichi. Durante i lavori per il moderno edificio fu inglobato in esso ciò che restava del Collegio Ghislieri, il cui portale fa bella mostra di sè al numero 38 di Via Giulia. Nel timpano spezzato curvilineo è un riquadro con la Sacra Famiglia e un'iscrizione con stemma che inneggia a Giuseppe Ghislieri, fondatore dell'Istituto(1630). Nel 1670 il collegio fu sistemato sotto il patronato dei Salviati. Ognuno dei ventiquattro giovani ospiti, provenienti da famiglie nobili decadute delle Stato pontificio, poteva risiedere nell'Istituto per cinque anni.
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Casa con stemmi Farnesiani in Via Giulia n° 93
Il palazzetto che prospetta su Via Giulia al n° 93 fu decorato con gli emblemi di casa Farnese durante il pontificato di Paolo III (1534-49). L'architetto titolare della fabbrica fu forse Giacomo Della Porta. Al centro della facciata attuale, sopra la cornice della finestra al primo piano, è lo stemma di Paolo III sormontato dalla tiara pontificia e le chiavi e inquadrato da due liocorni. Più in basso, ai lati della finestra che si apre su un balcone, sono altri due stemmi farnesiani; a sinistra del Cardinale Ranuccio o Alessandro, a destra del duca Ottavio o, forse di Pierluigi Farnese.
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